“Fai le valigie. Ora l’appartamento appartiene a Igoryosha,” sogghignò mia suocera. Ma non immaginava quale documento avessi preso dal notaio ieri.
l raschiare della chiave nella serratura suonò come uno sparo. Non ero nemmeno riuscita a finire il mio caffè del mattino quando Zinaida Pavlovna fece irruzione nell’ingresso. Con un tonfo sordo lasciò cadere due borsoni a scacchi sul linoleum e, come se fosse la padrona, si scrollò la neve dagli stivali. L’odore soffocante del suo […]
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