«Un Vecchio Uomo Comprava Sempre Due Biglietti del Cinema per Sé – Un Giorno Ho Deciso di Scoprire il Perché»

UN VECCHIO UOMO COMPRAVA SEMPRE DUE BIGLIETTI DEL CINEMA – UN GIORNO HO DECISO DI SCOPRIRE PERCHÉ

Ogni lunedì mattina vedevo un vecchio, Edward, comprare due biglietti del cinema, ma si sedeva sempre da solo. Per curiosità, o forse per istinto, un giorno ho deciso di acquistare un posto accanto al suo per scoprire questo mistero. Quello che ho scoperto ha sconvolto le nostre vite e ha creato legami che non avrei mai immaginato.

Il vecchio cinema della città non era solo un lavoro per me. Era un rifugio dove il ronzio del proiettore cancellava temporaneamente le preoccupazioni quotidiane. L’aria era impregnata del dolce profumo del popcorn al burro e le locandine vintage raccontavano storie di un’epoca dorata che conoscevo solo attraverso i racconti.

Ogni lunedì, Edward arrivava con la regolarità del sorgere del sole. Non era come gli altri clienti, frettolosi o disordinati. Con la sua figura slanciata e il cappotto grigio ben abbottonato, emanava dignità. I suoi capelli argentei, pettinati con cura, catturavano la luce a ogni passo.

«Due biglietti per il film del mattino,» diceva sempre, con tono calmo e preciso. Ma veniva da solo, ogni volta.

Le sue dita, raffreddate dall’aria invernale, sfioravano le mie mentre gli consegnavo i biglietti. «Ancora due biglietti?» scherzò un giorno la mia collega Sarah, con un sorriso ironico.

«Forse è per una storia d’amore perduta. Come in un vecchio film romantico,» mormorò.

«O forse per un fantasma,» rise Steve, un altro dipendente. «Magari è sposato con uno di loro.»

Le loro battute mi infastidivano. Edward sembrava molto più di un semplice cliente dalle abitudini strane.

Il lunedì seguente, spinto da un sentimento inspiegabile, decisi di farmi coraggio. Quella mattina, presi un posto accanto a lui nella sala buia. Quando mi vide, accennò un sorriso.

«Niente lavoro oggi?» chiese pacatamente.

«No,» risposi. «Ho pensato che potrei farle compagnia.»

Rise piano, con un suono velato di malinconia. «Non è davvero per i film che vengo qui.»

«Allora perché?» chiesi, incuriosito.

Edward si appoggiò allo schienale, lo sguardo fisso sullo schermo. Dopo un attimo d’esitazione, iniziò il suo racconto.

«Anni fa,» disse, «una donna lavorava qui. Si chiamava Evelyn.»

Rimasi in silenzio, intuendo che non era una storia qualsiasi.

«Non era solo bella esteriormente. Aveva quell’aura… indimenticabile, come una melodia che ti resta in testa. Ci siamo incontrati qui, e qui è iniziata la nostra storia.»

Potevo quasi immaginare le scene che descriveva: il cinema animato, il dolce scintillio del proiettore che illuminava il suo viso, e le loro conversazioni tranquille tra una proiezione e l’altra.

«Un giorno la invitai a una proiezione mattutina, nel suo giorno libero,» continuò. «Accettò, ma… non venne mai.»

Sussurrai: «Cosa è successo?»

«Scoprii più tardi che era stata licenziata. Quando chiesi al direttore i suoi contatti, si rifiutò e mi proibì di tornare qui. Era… scomparsa.»

La sua voce si era fatta più flebile, piena di rimpianto.

Respirai profondamente. «Forse posso aiutarla.»

Non sapevo ancora che quella promessa avrebbe sconvolto la mia stessa vita.

Scoprii rapidamente che il direttore che aveva licenziato Evelyn era… mio padre, Thomas. Questa rivelazione rese la mia missione ancora più complicata, perché il nostro rapporto era distante, quasi inesistente.

Con Edward al mio fianco, andammo a confrontarlo. «Papà,» iniziai nervosamente, «devo chiederti qualcosa.»

Thomas, sempre freddo e severo, rispose senza mezzi termini: «Cosa?»

«Si tratta di un’ex dipendente. Evelyn.»

Il suo sguardo si indurì. Dopo un lungo silenzio, mormorò infine: «Non era il suo vero nome. Si chiamava Margaret.»

Edward impallidì. «Margaret?»

Thomas proseguì, con tono glaciale: «Si faceva chiamare Evelyn, ma conduceva una doppia vita. Mi ha tradito… con lui,» aggiunse indicando Edward.

Il mio cuore si fermò. «Cosa?»

Thomas continuò, implacabile: «Era incinta. L’ho licenziata per punirla del suo tradimento, ma non potevo lasciarla andare del tutto. Portava mio figlio, o almeno così credevo.»

La verità esplose come un fulmine. Evelyn, o Margaret, era mia madre. Edward, quest’uomo davanti a me, era forse il mio vero padre.

Edward, devastato, mormorò: «Non lo sapevo. Non l’ho mai saputo.»

Alla fine, decidemmo di far visita a Margaret nella casa di cura. Quando ci vide, il suo sguardo vuoto si illuminò all’improvviso.

«Edward?» sussurrò.

«Sono io, Evelyn. Sono io.»

Si ritrovarono finalmente, dopo decenni di separazione. Le lacrime rigavano i loro volti, e per la prima volta, sentii che la mia famiglia, un tempo spezzata, poteva ricomporsi, pezzo dopo pezzo.

Quel Natale, lo passammo insieme, uniti da un passato doloroso, ma pronti a creare un nuovo futuro.