Ho 76 anni, e ogni sabato mi siedo fuori da un carcere con pastelli e succhi di frutta perché qualcuno deve amare anche i bambini.
L’aria fuori dal penitenziario statale ha sempre una certa immobilità metallica, un silenzio che non è pacifico ma piuttosto pesante, come il respiro trattenuto prima di un singhiozzo. In un sabato particolarmente pungente di cinque anni fa, quel silenzio fu infranto dal pianto crudo e tagliente di un bambino. All’epoca avevo settantuno anni, ancora alle […]
Continuazione...